giovedì 18 giugno 2026
Corsa a ostacoli per l’auto europea, tra assedio cinese e burocrazia
Dalll'apertura delle fabbriche europee di Volvo ai "partner" cinesi alle alleanze strategiche di Stellantis, emerge un settore frammentato: da un lato l’Europa che perde terreno, soffocata da tasse, burocrazia e rincari energetici; dall’altro il superpotere cinese che accelera con modelli a basso costo e nuove strategie di produzione, puntando a conquistare il mercato globale. La Germania, cuore pulsante dell’industria europea, vive un’agonia di fronte alla delocalizzazione di oltre il 67% dei fornitori, mentre le sue imprese si vedono costrette a tagliare ricerca e innovazione. È il prezzo di un’industria che si pietrifica sotto un’UE che, invece di semplificare, appesantisce il cammino con normative restrittive e rincari ingestibili. In questo scenario giganti globali come Geely e Changan la fanno da padroni, sfidando l’Europa con accordi che facilitano accesso al mercato e aggirano dazi e barriere. I marchi europei appaiono invece impantanati tra nuove tecnologie e strategie di reazione che stentano a decollare, mentre la corsa verso la guida autonoma e i veicoli connessi si trasforma in una sfida cruciale tra soluzioni tecnologiche e approdi sul mercato. Il futuro disegna un mondo che si divide tra chi guida e chi si fa trainare. L’Europa saprà rinnovarsi o si accontenterà del ricordo di un mercato dove il vero potere si gioca nel soft-power di chi osa di più? La risposta può essere solo una: riscoprire la propria identità industriale o restare spettatore di un’ondata che non aspetta.