giovedì 05 marzo 2026
Dallo scudo europeo dell'IAA all'IA cinese, è guerra per la sovranità industriale
L’industria automobilistica si trova di fronte a un cambio di marcia, tra protezionismo europeo e dinamiche globali. Da un lato, l’UE lancia l’Industrial Accelerator Act, una mossa audace per sovvertire la dipendenza dai mercati asiatici e nordamericani, imponendo requisiti di "Made in EU" e stringenti vincoli agli investimenti esteri con l'obiettivo di ricostruire un settore auto europeo resiliente, capace di conquistare il 20% del PIL entro il 2035 e di fare dell’Europa la capitale della mobilità sostenibile. Nel frattempo, mentre Tesla brilla per sostenibilità, i big europei come Stellantis e Toyota scelgono di abbandonare i pool di crediti di carbonio, puntando all’indipendenza. La Cina, capofila nel sostegno all’intelligenza artificiale e nella produzione di veicoli, si dichiara leader mondiale nella ricerca dell’IA, sfidando gli USA e rialzando il proprio ruolo strategico sulla scena. La Cina, più che mai, si presenta come un campo di battaglia con due fronti: da un lato l’obiettivo di dominare tecnologie e mercati, dall’altro, la corsa al controllo delle catene di approvvigionamento e alla sovranità digitale. Il quadro è chiaro: tra protezionismo e globalizzazione, tra scelte politiche a volte contraddittorie e innovazioni che avanzano a ritmo vertiginoso, l’auto si sta trasformando in un’equazione complessa, molto più di un semplice mezzo di trasporto. La domanda non è più sul chi ha ragione, ma sul chi riuscirà a guidare l’auto stessa nel futuro. La risposta sarà decisa in una corsa senza esclusione di colpi, dove il vincitore potrebbe non essere il più veloce, ma quello più abile a montare la sua strategia.