giovedì 26 febbraio 2026
Algoritmi e dazi, la nuova architettura della mobilità globale
L’industria automotive si gioca il suo destino tra innovazione, geopolitica e logiche di mercato. Da un lato, l’Europa tenta di trovare un equilibrio tra protezionismo e competitività, come dimostra il negoziato BMW-UE per esentare dai dazi Mini made in Cina, un esempio di guerra commerciale nascosta che rischia di indebolire ulteriormente il peso politico e industriale dell’Europa. Dall’altro, gli Stati Uniti e il Canada si preparano a un nuovo round di negoziati sull’USMCA, un gioco di potere che mira a rafforzare le loro ingegnerie di tutela e controllo nel settore. Nel frattempo, in Asia la Cina si dispone a imporre standard più severi per la guida autonoma, segnando la volontà di controllare e anticipare le sfide della sicurezza e della tecnologia. Un cambio di marcia che mette sotto pressione le case europee e americane, sempre più dipendenti da regole e quadri normativi. Se da un lato, Stellantis brucia miliardi e riparte con il futuro non solo elettrico, dall’altro Toyota si svincola dalle tradizioni, vendendo quote strategiche per rafforzare una governance più trasparente e meno impigliata in partecipazioni incrociate. Il quadro è chiaro: la corsa per il controllo del mercato, la leadership tecnologica e la sostenibilità si declina in una guerra dove l’Europa si trova a rincorrere un mondo che si muove a due velocità - da un lato USA e Cina, dall’altro l’Europa stessa, spesso divisa e frenata da scenari politici e sociali. La domanda è: la tecnologia e l’innovazione saranno ancora in grado di salvare un settore attraversato da contraddizioni profonde, oppure l’auto diventerà un semplice campo di scelte geopolitiche, dove chi avrà il colpo di mano conquisterà anche il futuro?