venerdì 26 giugno 2026
Tra veti politici e avanzata cinese l'Europa rischia un ruolo da comprimaria
Il settore dell'auto sta attraversando una crisi di identità dove scelte strategiche si scontrano con limiti di mercato e tensioni geopolitiche. La decisione USA di vietare le vendite Polestar dal 2027, alimentata da timori di sicurezza sui sostware cinesi, segna un punto di non ritorno: la corsa all’indipendenza tecnologica si scontra con le logiche di geopolitica e guerra commerciale. Toyota che per salvaguardare i target globali riduce di 100.000 unità la produzione estera dimostra come il mercato mondiale sia ormai un campo di carestia, dove la domanda si scontra con tensioni e prezzi del carburante alle stelle. Nel frattempo, la Cina avanza senza sosta: ha superato il Giappone anche sui motori tradizionali, investendo in efficienza termica e IA e rivoluzionando uno standard che sembrava consolidato. Un vero e proprio cambio di marcia a livello globale, dove l’Europa sembra ancora in ritardo, con un’incerta strategia di produzione locale e un mercato che fatica a decollare nel segmento EV. In questa arena gli OEM europei si aggrappano alle nicchie di mercato, mentre la distanza tra Cina e Vecchio Continente si amplia. Quanto ancora l’Europa reggerà questa corsa a vuoto e quanto il resto del mondo continuerà a dettare le regole di un futuro sempre più dominato dall’incertezza? La vera partita è un cambio di paradigma che, se non gestito con visione e decisione, rischia di consegnare l'Europa a un ruolo di comprimario nella corsa verso l’auto di domani.